La Stanza dei Sogni

  Il Manifesto
  Maestro di Botteg@
  Stanza dei Sogni

 

a cura di Giacomo Bucci ed Enrico Ratti
articolo pubblicato in prima pagina sulla Cronaca di Mantova il 21 maggio 2004

Ecco il nuovo associazionismo
 

Oggi abbiamo il piacere di ospitare in questa rubrica, che si va sempre più configurando come una fabbrica di idee e di proposte innovative per l’avvenire della nostra città, l’intervento dell’avvocato Sebastiano Tosoni.
“Dopo essermi laureato in Giurisprudenza a Parma nel 1997 e dopo aver fatto l’esame di Stato ho iniziato la carriera di avvocato. Ma, fin da subito, mi sono trovato a fare i conti con l’inadeguatezza del sistema universitario italiano rispetto al mondo del lavoro. E questo ritardo è grave perché stiamo andando verso un’epoca che esige un altissimo grado di specializzazione tecnica in tutte le professioni, dunque anche in quella forense. A mio avviso, oggi, l’avvocato, per stare al passo coi tempi, deve acquisire una conoscenza più specifica delle leggi che governano la materia che tratta. In altri termini: l’avvenire della professione forense non sta più, come una volta, nel trattare genericamente tante materie tra loro differenti, non sta nella “tuttologia”, ma nel diventare bravi specialisti in una materia sola. Solo così si può competere, senza più paura, nel libero mercato che la globalizzazione sta imponendo.
Purtroppo quando ho iniziato la professione qui a Mantova, mi sono subito reso conto di vivere in un mondo chiuso che ha paura del confronto, della novità e dell’apertura intellettuale. Allora ho ricercato nuove esperienze professionali a Londra: una città che per quanto riguarda l’attività forense è più avanti di noi di almeno vent’anni. Li, infatti, ho capito che il nostro ritardo è dovuto ad un’educazione familiare troppo debole e protettiva. E’ duro ammetterlo ma io, come espressione della gioventù mantovana di oggi, dico che l’educazione che ci hanno trasmesso i nostri genitori è stata troppo indulgente. Da noi, per esempio, ci sono giovani che, per il troppo benessere e per pigrizia intellettuale, non se ne vanno mai da casa, mentre in Inghilterra i 18enni, per guadagnarsi la vita o per pagarsi gli studi, lavorano anche 14 ore al giorno. Questo tipo di dipendenza familiare si riverbera, poi, anche nel sociale e nelle professioni che, com’è noto, a Mantova, per mancanza di nuove idee e di nuove energie, non si rinnovano mai. Ma, anzi, sono sottoposte ad un’ineluttabile decadenza. Sia in città che in provincia, per esempio, l’unico modo di intendere la professione forense è rimasto ancora quello che ha segnato tutto il ‘900 giuridico: creare i propri centri di interesse e poi “recintarli con il filo spinato”. Questo stato di cose, a onor del vero, è dovuto al fatto che a Mantova non c’è mai stato un mercato che abbia offerto agli avvocati la possibilità di specializzarsi. Qui da noi il bacino di utenza è, infatti, molto ridotto per cui l’esigenza di specializzazione, dovuta alle nuove normative, viene elusa a tutto vantaggio della generalizzazione. Malgrado ciò se noi non troveremo la forza e il coraggio di abbattere tutti quei “recinti” che condizionano la rinascita della nostra, come di ogni altra professione, non riusciremo più a competere con tutte quelle eccellenze professionali che crescono, si rafforzano e prosperano al di fuori della nostra Provincia. Insomma anche per gli avvocati mantovani è giunta l’ora di aprirsi al libero mercato, ma per far questo è urgente creare dei dispositivi di collaborazione fondati sull’associazionismo e sull’eccellenza professionale: continuare ad incaponirsi a voler difendere il nostro angusto orticello professionale, sperando che nulla cambi intorno e dentro di lui, è assurdo e irrazionale; significa non capire i grandi cambiamenti che oggi stanno trasformando la società e il mondo del lavoro.
Mi rendo perfettamente conto che dire queste cose, in una realtà come quella mantovana, contraddistinta dall’immobilismo e dalla paura del confronto e dell’innovazione, possa dare fastidio a tutti quei professionisti che intendono l’associazionismo come l’unico modo per difendere i loro piccoli interessi di bottega. Eppure bisogna trovare il coraggio di cambiare, anche se associarsi sotto le insegne dell’eccellenza e della specializzazione non è pane per i nostri denti, perché questo comporta sacrificio, assunzione del rischio e nuovi investimenti: tutte istanze che ai mantovani sono estranee sia per ragioni psicologiche, dovute alla paura di esporre liberamente le proprie idee, che per contingenze storiche e familiari. Ebbene questo contesto culturale ci qualifica non come cittadini, ma come sudditi che subiscono le regole dettate da altri.
Il mio sogno, anzitutto, è quello di diventare protagonista di un cambiamento epocale che coinvolga le corporazioni forensi affinché giungano autonomamente a proporre una nuova offerta di servizi specialistici di qualità, a tutto beneficio della collettività non solo mantovana. Ma c’è di più: è auspicabile che il nuovo associazionismo coinvolga non solo la professione forense ma tutte le professioni, affinché si producano quei servizi di “eccellenza” che trasformano il suddito in cittadino moderno.