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L'evoluzione degli ultimi anni nel servizio di distribuzione e recapito della corrispondenza in Italia da parte di Poste Italiane Spa ha imposto modifiche radicali anche nel sistema di consegna del materiale in spedizione da parte dei Clienti, soprattutto per quanto concerne le cosiddette "stampe in abbonamento" (giornali, materiale pubblicitario, cataloghi, ecc.). Negli anni passati, ad esempio, chiunque poteva spedire i propri dépliant pubblicitari. Era sufficiente non chiudere la busta, apporre un timbretto "stampe" e imbucare il tutto. Oggi chi intende spedire materiale pubblicitario deve: chiedere l'autorizzazione alla sede provinciale delle Poste; usare buste con lato aperto o cellophan; suddividere gli invii predisponendo pacchetti separati e contrassegnati per singola località di destinazione; tali pacchetti (reggettati o contenuti in involucro termosaldato) devono essere suddivisi per centro comprensoriale di destinazione e aggregati in pallet. Di certo tutto ciò comporta la necessità di ricorrere a personale specializzato per la normalizzazione degli indirizzari e la disponibilità di attrezzature idonee. L'aspetto più importante però è costituito dalla normalizzazione degli indirizzari, vale a dire conformi al regolamento postale. L'utilizzo sempre più frequente di attrezzature meccaniche ed elettroniche nello smistamento della corrispondenza, impediscono che un indirizzo incompleto o non conforme possa essere recapitato in tempi brevi; in certi casi indirizzi non normalizzati comportano addirittura una maggiore tariffazione o il mancato recapito. Ad esempio, invii con CAP generici nelle città "capizzate", non vengono accettati se rinvenuti al momento della consegna. La mancata indicazione del numero civico può invece comportare il non recapito del materiale spedito. |
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